Salimmo in auto. Eravamo tutti e tre eccitati. Come dirsi in cinque minuti un anno di lontananza? Guardavo Sara, sorridente, bella, con i capelli lunghissimi e appena un filo di trucco. Seduta dietro, ero sballottata, muovevo la testa come quei cagnolini di peluche che mettono sul lunotto posteriore. E' un continuo spostarsi da una corsia all'altra. Non esiste distinzione tra la carreggiata destra e quella sinistra. Esiste solo una delle cinque corsie, che scegli a seconda della tua velocità.
Sara parlava al telefono. Non capivo nulla, era come una straniera per me. Un intercalare di ia, ia che stava per si, si. E una cantilena che non pareva neanche inglese.
L'adrenalina mi teneva sveglia, ma il mio corpo reclamava pausa. Riposo. Erano circa le cinque del pomeriggio. Sara, ci propose di cenare al Trilussa, in Camden ave, in Bevery Hills, il ristorante dove lavorava. Mi sentivo come una frittella, ma come potevo rifiutare? Non mi capitava spesso di trovarmi in Bevery Hills. L'accoglienza che ci fece Augusto, il manager, e il suo staff, fu eccitante, quanto inaspettata. Mi apri la portiera e mi porse la mano per scendere. Rimasi di stucco. Sara aveva parlato così tanto di noi, che era un avvenimento.
Che dire! Guardavo Sara, felice di averci portato in quel mondo, che diventò poi il suo, quando divenne cittadina americana. Il cibo, il vino, la tavola, il servizio, tutto eccellente. Spiluccai appena. Ero già sazia. Di gioia nel rivedere Sara, orgogliosa di mostrarci ciò che aveva fatto. Da sola. Da sconosciuta. In un paese straniero. Lontana dai suoi genitori.
Quella notte non dormii. Ero a casa di mia figlia in West Holliwood, a pochi passi da dove, qualche giorno dopo, ci sarebbe stata la consegna degli Oscar. Come furono i giorni seguenti? Tutti da raccontare. La prossima volta.
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